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LO SPETTACOLO DELL'ACQUA

Aggiornato il: feb 16

Professoressa Cristina Leocata

A.S. 2020/21

Ericailcane (e Bastardilla)

Helsingør, Danimarca



ACQUA

IL PERCORSO DIDATTICO:

L’acqua è, secondo il filosofo greco Talete, il principio di ogni cosa, principio di vita.

Il corpo umano è composto fino al 70% da acqua e una percentuale simile è presente nel pianeta Terra. Infatti, vista dallo spazio appare in gran parte blu perché l’acqua occupa i tre quarti del pianeta.

Si tratta, per lo più, di acqua salata, che non può essere bevuta dall’uomo e dagli animali, per i quali servono le “acque dolci” che rappresentano il 2,5% del totale delle acque.

Non è quindi una risorsa illimitata e va utilizzata con intelligenza.


L’acqua è un camaleonte, in habitat diversi si trasforma. E’ ghiaccio, è vapore, è nebbia, è neve, è fiume, è mare. Rotola nei torrenti in piena, gocciola sulla carta, scivola come lacrima sul viso, dipinge rotolandosi nelle onde, danza con la sabbia. E’ "la saliva della terra".

Risalire a ritroso il cammino dell’acqua di un fiume fino alla sorgente è come risalire alle sorgenti dello spirito.

Fin dall’antichità l’acqua è simbolo di vita, è tra gli elementi più forti e la terra le deve molto; può nutrire ma anche divorare. In tutte le culture l’acqua è vista come sorgente che zampilla, simbolo della purificazione e del rinnovamento.

Studiando l’acqua quindi si scoprono le civiltà, le religioni, le scienze, l’arte.

Ad esempio immenso era il consumo che i Romani facevano dell’acqua, per usi domestici, per bagni pubblici e privati, per gli animali, domestici e non, per la pulizia delle strade.

Sfruttando le sorgenti costruirono molteplici acquedotti, ancora visibili in Italia e in Europa, con le loro imponenti arcate ed ebbero così la possibilità di usufruire di una enorme quantità d’acqua per gli usi più vari.

Negli ultimi decenni il modello di società in cui viviamo, basato sullo sfruttamento continuo delle risorse, per garantire la crescita economica, ha messo in crisi la capacità della natura di rigenerarsi, creando gravi conseguenze per l’uomo e per l’ecosistema.

Dobbiamo cominciare a chiederci cosa comporta ogni nostro gesto e agire in coscienza. Occorre innanzitutto conoscere.

Il Mediterraneo ad esempio ha una concentrazione di microplastiche tra le più alte al mondo. Le correnti marine stanno convogliando gli avanzi di plastica e altro in alcuni punti ben definiti degli oceani e stanno nascendo enormi isole di plastica o barriere che ostruiscono il corso dei fiumi, imputridendo le acque e uccidendo ogni forma di vita.

La conoscenza di alcune problematiche deve ora spingerci ad agire, ognuno nel proprio piccolo può fare qualcosa, modificando alcuni stili di vita.

Greta Thunberg ha puntato la sua attenzione sulla necessità di un consumo più consapevole dell’acqua partendo dai bambini e dagli adolescenti.

Per fare il punto:

· I primi a dare l’esempio devono essere i genitori e gli educatori.

· Occorre insegnare facendo giocare i più piccoli, leggendo favole sull’argomento o guardando cartoni animati sul tema.

· Sono utili abitudini che evitino lo spreco per l’igiene personale: l’acqua non va fatta scorrere inutilmente, quindi chiudere il rubinetto quando si spazzolano i denti, preferire la doccia al bagno, ecc.

· Abituare i bambini e i ragazzi all’uso della borraccia (facciamo un uso eccessivo, ad esempio, di acqua minerale. I frammenti, grandi e piccoli finiscono, attraverso i fiumi, nel mare e qui creano pericoli per i pesci che ne restano impigliati o se ne nutrono, e tale processo poi arriva a noi che di questi pesci ci cibiamo.

· Ai più giovani si può affidare la crescita di una pianta o di un fiore che dovranno essere curati e innaffiati con giusta attenzione. Questo può far capire che l’acqua è vita e perciò non va sprecata. Tutti noi, del resto abbiamo bisogno dell’acqua per idratarci e crescere.

· Anche la scelta di prodotti di stagione e locali indica il rispetto per l’ambiente, perché tali prodotti maturano naturalmente senza la necessità di fertilizzanti o irrigazioni.



L'ALBO ILLUSTRATO:

ACQUA

di Anna Aparicio Català

Gribaudo Editore

Anna è un'illustratrice spagnola dallo stile popolato da creature e piante immaginarie e fantastiche.

La storia, raccontata nell'albo illustrato dal titolo "ACQUA", presenta le vicende di un villaggio di montagna inondato da una misteriosa pioggia e nasce da un’immagine che Anna aveva in testa quando era bambina.

Con la famiglia si recava spesso a Pantà de Sau, un bacino idrico nei dintorni di Barcellona, che copre la città di San Román de Sau, di cui oggi emergono alcuni resti, come la chiesa (a seconda della stagione, dalla superficie dell’acqua, fa capolino la punta del campanile, altre volte con il livello più basso si può vedere l’intero edificio). Da questo luogo magico sono nati gli schizzi di luoghi allagati e da questi la storia Acqua.

La pioggia cade incessantemente sul villaggio per giorni, settimane, mesi e copre ogni cosa. Non ha nessun intenzione di smettere, bisogna assolutamente fare qualcosa per fermarla: chissà da dove arriva, qual è la sua causa?

E un giorno, per caso, Bianca la lepre la assaggia e scopre che è salata. Ma allora non può essere pioggia!

Gli abitanti del villaggio – che fino ad allora non si erano mai interessati gli uni degli altri – decidono di parlarsi e di capire qual è l’origine misteriosa di tutta quell’acqua.

Riusciranno nell’impresa?



LA SERIE TELEVISIVA:

CURON

Curon debutta su Netflix. La nuova serie tv italiana, ambientata principalmente a Curon Venosta, sul Lago di Resia, in Alto Adige, che nel racconto ha un ruolo chiave, è un “supernatural drama”, cioè uno dei pochi prodotti italiani, sulla piattaforma del colosso dello streaming, a misurarsi con il genere dark-fantasy.



Una donna ritorna insieme ai propri figli nel paese natio in Alto Adige, nord Italia, per ritrovare il proprio passato, ma scompare misteriosamente. I due ragazzi, quindi, cercano di scoprire che cosa è successo alla madre.




Nella prima metà del ventesimo secolo la parte più vecchia del paese – e perciò anche il campanile – non era ancora sommersa. Durante il regime fascista si decise di dare una spinta alla produzione di elettricità grazie a una diga. Successivamente alla seconda guerra mondiale, a causa dei lavori e della messa in funzione della diga – alla quale gli abitanti di Curon si opposero inutilmente – negli anni ’50 il paesino venne sommerso dall’acqua.

La comunità si spostò poco più in là, dando vita alla parte nuova del paese, mentre la vecchia Curon sparì. L’unico simbolo di ciò che prima c’era in quel luogo è proprio il campanile, che immerso per la gran parte svetta sul lago come una sorta di testimone del passato, un guardiano triste che ha ancora molto da raccontare, ma che spesso si limita a fare da soggetto ad autoscatti e foto a effetto. In inverno il lago ghiacciato si chiude attorno a lui, permettendo ai turisti di raggiungerlo a piedi. Le leggende locali raccontano inoltre che da vicino si può sentire ancora il suono delle campanesebbene da anni non siano più presenti.

(Prima di vedere la serie, se siete minorenni, suggerisco di chiedere il parere dei genitori.)

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